Un nuovo concetto di pianoforte nei nostri Mac

 

di Roberto Lanzo

Dal 1698, data attribuita alla nascita del primo pianoforte di Cristofori, ad oggi, di acqua sotto ai ponti ne è passata davvero tanta e soprattutto negli ultimi cinquant'anni, abbiamo assistito ad un susseguirsi nuove generazioni di strumenti musicali basati sull'utilizzo della classica tastiera (organi, pianoforti elettrici, sintetizzatori prima analogici e poi digitali, ecc).
D'altronde, già allora esistevano organo liturgico, clavicembalo, spinetta e clavicordi vari, dei quali il pianoforte è un derivato e molta della musica che ancora oggi apprezziamo (basti pensare a Bach) è stata composta prima della sua apparizione.

Malgrado questo, nell'immaginifico popolare nessun altro strumento incarna altrettanto bene lo spirito dei tasti bianchi e neri e la mente di chiunque venga posto di fronte ad una tastiera, a qualsiasi strumento questa appartenga, volge istintivamente al pianoforte.

Nell'era dei suoni digitale alla quale apparteniamo, tanto è stato fatto per cercare di ricreare il suo suono, il più delle volte facendo uso del campionamento. Sforzi enormi sono stati compiuti nel tentativo di carpire ad ogni sua sfumatura espressiva e non è difficile trovare in commercio librerie dalle dimensioni esorbitanti, contenenti miriadi di samples.
Qualunque pianista però, saprà dirvi che i risultati ottenuti mancano sempre di veridicità.
Forse il campionamento è una tecnologia poco adatta allo scopo?

Gli ingegneri di Modartt devono aver pensato proprio questo e per il loro Pianoteq, hanno deciso di seguire una strada diversa, quella della modellazione fisica. I risultati ottenuti, li hanno spinti ad autodefinire il loro V.I., il primo pianoforte di quarta generazione dopo Cristofori, i piani elettroacustici (Rhodes, Wurlitzer ecc.) e quelli digitali campionati.

Recentemente il Pianoteq ha raggiunto la versione 3 e con essa, una certa maturità.
Vediamo come se la cava.

Tecnologia
Sicuramente uno dei limiti del campionamento è Il fatto che pur essendo in grado di riprodurre perfettamente l'evento sonoro in quanto tale, nulla può fare nella ricostruzione delle interazioni tra due o più eventi o fra di loro e l'ambiente circostante. Questo, che potrebbe essere un problema marginale in alcuni casi, per quanto riguarda la riproduzione del pianoforte, è una gravissima lacuna.
E' sicuramente possibile campionare una singola nota per tutta la sua durata sui 127 livelli di dinamica permessi dal MIDI, ma cosa succederà quando ne suoniamo una seconda contemporaneamente? Un bicorno infatti, non è la semplice somma di due note ed il suo suono complessivo, contiene anche la risonanza indotta sulle corde che in qual momento non sono smorzate. Quindi, suonando un do ed un mi ad esempio, oltre al suono stesso delle singole note/corde, sarà udibile anche l'interazione tra queste.
Ovviamente il numero delle variabili e la complessità dal risultato sonoro, cresceranno esponenzialmente all'aumentare del voicing.
Se a ciò aggiungiamo la presenza del pedale del Sustain, che sollevando gli smorzatori dalla cordiera, mette in risonanza tutte le corde anche premendo un unico tasto (suonate una singola nota con e senza pedale e noterete una sensibile differenza sonora), il fatto che la stessa nota ribattuta non produrrà lo stesso suono (la corda si comporterà diversamente visto che già sta vibrando) ed altro ancora, apparirà subito evidente il fatto che il numero di possibilità disponendo di 88 tasti per 127 livelli di dinamica, è praticamente incalcolabile.

Le complicazioni inerenti una perfetta riproduzione del pianoforte non si fermano di certo qui, ma anche solo considerando questi aspetti, appare evidente che non è possibile riprodurre fedelmente il suo suono utilizzando unicamente la tecnica del campionamento e questo anche se il risultato ottenuto sulle note singole campionate, è timbricamente ineccepibile.

Di questo si è accorto in tempi non sospetti Philippe Guillaume, accordatore di pianoforti, musicista e matematico, il quale già 25 anni fa cominciò ad ipotizzare la possibilità di controllare digitalmente ogni sfumatura individuale all'interno di una nota, relazionandosi al comportamento dello strumento "in carne ed ossa".
Negli anni ‘80 però, tutto ciò era destinato a rimanere sulla carta e nessun elaboratore commerciale era in grado di eseguire i calcoli necessari per una simile impresa. Solo di recente, divenuto docente di matematica all’INSA (Institut National des Sciences Applicate) a Tolosa, Guillaume è stato in condizione di scrivere un modello matematico per pianoforte acustico, in grado di essere veramente utilizzato.

Con l'aiuto del software developer dott. Julien Pommier ed un team di musicisti, le equazioni Guillaume sono diventate così la base sulla quale costruire Pianoteq, che a detta di Modartt, è il primo V.I. del suo genere.

In verità, la sintesi per modelli fisici aveva nel frattempo fatto passi avanti e già verso la metà degli anni ’90, la Yamaha aveva presentato il VL1, strumento monofonico assai costoso, in grado di riprodurre strumenti a fiato, ma nulla si era visto per ciò che riguarda il pianoforte ed in quest'ottica, dobbiamo sicuramente riconoscere a Modartt questo primato.

Architettura
Pianoteq 3 esiste sia come plug-in che in versione stand-alone ed offre attualmente due tipi di pianoforte on-board, che Modartt ha chiamato Grand C3 e Grand M3.
Il primo ha un suono più caldo e morbido, con attacco piuttosto "smooth" e dotato di una certa predisposizione per il piano solo e per l'esecuzione di brani dal repertorio classico.
Il secondo, pur restando simile sotto il profilo timbrico, è leggermente più aperto e dotato di un pizzico di aggressività in più, anche se ancora lontano dalla “cattiveria” tipica di molti suoni utilizzati in ambito Pop/Rock.
A differenza della maggior parte di suoni campionati presenti sul mercato, non è chiaro quali siano i pianoforti di riferimento anche se pare che sia stato utilizzato/analizzato un F212 Fazioli.

In aggiunta a questi, è possibile scaricare gratuitamente dal sito di Modartt, un serie di Add-ons basati su strumenti storici, tra i quali alcuni clavicembali, campane e carillon e perfino uno Yamaha CP-80:
http://www.pianoteq.com/free_addons

Sempre in aggiunta, ma stavolta a pagamento, è possibile avere 3 ulteriori Add-ons; Electric piano, Vibes e Rock piano.
Mentre i primi due sono dedicati ai piani elettrici ed al vibrafono, strumenti che di default Pianoteq non prevede, Rock Piano è pensato per coprire quel settore nel quale Grand C3 e Grand M3 potrebbero essere meno a loro agio.
Ispirato ai pianoforti Yamaha così utilizzati nelle registrazioni di musica commerciale, Rock piano è timbricamente più aggressivo dei cugini e forse meno adatto al piano solo, ma certamente in grado di farsi notare in un MIX “affollato”.

 

http://www.pianoteq.com/commercial_addons

Funzionalità ed Editing
Pianoteq 3 non si limita di certo a riproporre il piano nudo e crudo così come viene proposto e permette di intervenire su svariati parametri, molti dei quali legati alla particolare tecnologia sulla quale è basato.

 

E’ quindi possibile intervenire il profondità sul suono e sull’accordatura dello strumento, trasformando il programmatore/Sound Designer, in una sorta di preparatore di pianoforti virtuale.
In coda alla catena di generazione sonora, sono inoltre presenti un Equalizzatore multibanda completamente programmabile ed una sezione EFX con Tremolo, Reverb e Limiter.

 

Non manca una sezione per programmare a piacimento le curve di dinamica in modo tale da poterle adattare al proprio tocco o alla tastiera utilizzata. Inoltre, l’escursione dinamica stessa è impostabile da 1 a 100 in passi da un DB ed è quindi possibile ottenere un sound completamente “schiacciato” sotto il profilo del volume o al contrario, un sensibilità al tocco elevatissima.
E’ possibile intervenire perfino sulla velocità del suono nell’aria, di default a 340 metri/s, e sul livello dei vari rumori naturali emessi dallo strumento durante il rilascio dei tasti o dei pedali.

Pianoteq 3, prevede ben quattro pedali:

  • Pedale sustain progressivo, che consente il cosiddetto “mezzo pedale”, ma anche tutte le posizioni intermedie.
  • Pedale sostenuto, che consente di tenere alcune note dopo il rilascio senza premere il pedale sustain
  • Pedale armonici, che ti consente di suonare staccato mentre si mantiene la risonanza con il pedale sustain
  • Pedale una corda, chiamato anche “soft pedal”, che modifica la qualità del suono od il timbro spostando l’azione verso destra (sui piani a coda)

Decisamente impressionante anche la sezione che si occupa della ripresa microfonica dello strumento che dispone di fino a 5 microfoni liberamente posizionabili ed assegnabili a differenti output.

Malgrado il gran numero di parametri disponibili, l'interfaccia utente di Pianoteq 3 è chiara e pratica da utilizzare. L’aspetto grafico ed il colore dello sfondo, variano a seconda dello strumento scelto in modo tale da fornire un immediato colpo d'occhio.
Nella parte superiore sono presenti tre finestre (Tuning, Voicing e Design) che dietro alcune immagini relative allo strumento riprodotto, celano i parametri sui quali è possibile intervenire. La maggior parte delle operazioni di editing si possono quindi effettuare all'interno delle schermata principale, che rimane comunque pulita e non sovraffollata di controlli.
 

 

Anche il Browser di navigazione tra i preset e ben pensato, ogni programma contiene delle info aggiuntive contenenti commenti sul suono e sull'autore, ed è possibile limitare la vista per tipologie di appartenenza (Solo il Rhodes, oppure M3 + CP80 ecc.). Ovviamente, è possibile creare e salvare preset a proprio piacimento.
 

Il Sample-Rate interno di Pianoteq 3, è impostabile fino a 48 Khz. Nel dubbio, durante il test abbiamo impostato suquesta frequenza di campionamento la DAW utilizzata come Host, in modo tale da evitare conversioni di alcun tipo.
La frequenza di 44.1 Khz, non è prevista.
La polifonia massima impostabile è di 256 voci, e quindi del tutto esuberante.
 

Sotto le dita e sotto il Mouse
Installare Pianoteq 3, è una piacevole sorpresa per chiunque sia abituato a combattere con le dozzine di DVD contenenti samples che spesso corredano altri V.I. Nel nostro caso, sono sufficienti i pochi MB dell’applicazione stessa e dei plugin ed anche gli Add-ons sono di dimensioni davvero esigue. Per installarli, basta trascinarli sulla schermata principale del programma.
Una accortezza da prendere, è di non mortificare questo strumento utilizzando una qualunque tastiera in plastica impiegando invece una master ben pesata, sicuramente più adatta a metterne il luce le doti.

Già al primo tocco, è evidente la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo. La risposta al tatto è assai differente da quella di altri V.I. a campionamento e comunica una sensazione di reattività prima sconosciuta.
Lo strumento risponde esattamente come ci si aspetta che faccia ed il pianista è libero di esprimersi senza esser infastidito da improvvisi scalini durate i passaggi più dinamici o dalla ossessiva ripetitività sonora delle note ribattute.
Per la prima volta, il pedale del Sustain funziona veramente ed anche se in questo settore molti passi avanti sono stati fatti anche  con alcuni pianoforti a campionamento (utilizzando per esempio, la convoluzione d’impulsi per ricreare la cordiera), il livello di realismo è nel nostro caso, decisamente superiore.
Come per un vero pianoforte, l’intervento del pedale è ben udibile anche se la sua attivazione è successiva alla nota.
Anche tutti i rumori tipici dello strumento reale sono ben riprodotti, come pure il rilascio del tasto, che provoca uno smorzamento della corda che varia in base alla dinamica.

Intendiamoci, non che non esistano altri pianoforti digitali a campionamento in grado di suonare bene ed anzi, in specifiche situazioni, è anche possibile trovare qualcosa che timbricamente soddisfi maggiormente il proprio gusto o che magari sia più congeniale al MIX in corso, ma nel piano solo, situazione nella quale aspetti altrimenti sommersi sono più evidenti, il vantaggio di Pianoteq 3 è davvero tangibile.

Dell’impostazione timbrica dei 2 strumenti principali (C3 ed M3), abbiamo già parlato, ma il grado di intervento permesso è altissimo e con pochi colpi di mouse possiamo creare pianoforti lunghi 10 metri, con cordiere che risuonano fino a sommergere le note stesse. La stessa composizione armonica del suono può essere manipolata tramite la sezione  “Spectrum Profile”, permettendoci di ottenere risultati anche assai lontani dal suono di partenza.
Di tutte queste possibilità di intervento, se ne giovano anche il Rhodes ed il Wurlitzer (Add-on a pagamento) ed anzi proprio con questi, forse a causa della loro natura elettroacustica, è ancora più facile trovare sonorità nuove e nel contempo interessanti e fruibili.
A questo bisogna aggiungere che tutti i parametri di Pianoteq 3, compresi i drawbars di Spectrum Profile, sono automatizzabili ed assegnabili al volo ad qualunque controller MIDI.

Chi invece preferisce affidarsi alla fortuna, può utilizzare la funziona Random, che come suggerisce il nome, modifica i parametri completamente a caso. I risultati sono spesso sorprendenti, noi ci abbiamo provato partendo dal suono del vibrafono ed in pochi tentativi e qualche ritocco, ne abbiamo tirato fuori una marimba e delle campane tubolari.
Tra l’atro, è possibile anche “freezare” alcuni parametri a scelta (singolarmente, per gruppi di appartenenza o tutti), randomizzando così solo ciò che si considera migliorabile.

Malgrado i calcoli necessari legati alla complessità della sintesi utilizzata, le richieste in termini di CPU di Pianoteq 3 sono assolutamente alla portata di un Laptop di Apple anche utilizzando polifonie elevate.
Questo aspetto, sommato al fatto che non dovendo caricare campioni dal disco, si passa da un preset all’altro istantaneamente, ne fanno un candidato eccellente per l’utilizzo Live.

Concludendo
Pianoteq 3 ci ha colpiti davvero molto ed anche se ovviamente non può sostituire un pianoforte in carne ed ossa, è dotato della grandissima capacità di restituire centralità al musicista che lo suona. Complice la naturalezza con la quale questo V.I. risponde alle sollecitazioni del pianista, dopo pochi minuti di utilizzo si finisce per concentrarsi esclusivamente sulla musica.
Inoltre, le possibilità di editing sono elevate e permettono di esplorare mondi inaccessibili con altre tecniche di sintesi.

Pochi i concorrenti tra i quali citiamo:
TruePianos:
http://www.truepianos.com/
che utilizza una sintesi mista (campionamento + modellazione fisica) e che pur offrendo dei timbri interessanti, conserva buona parte dei difetti dei pianoforti a campionamento e non permette un Editing particolarmente avanzato.
Roland V-Piano
http://vpiano.roland.it/
Strumento hardware, di tutt’altra categoria e prezzo.

Un V.I. non per tutti quindi, ma che renderà felice chi possiede i mezzi per apprezzarne le doti.
Voi siete fra questi?
Scopritelo scaricando la demo da:
http://www.pianoteq.com/

Pianoteq è distribuito in Italia da Midiware, che ringraziamo per la collaborazione.

 

Re: Un nuovo concetto di pianoforte nei nostri Mac

Ottima recensione, mi fa proprio venire voglia di provarlo (anche se ho solo una Novation SL61 :P). Grazie mille Rob, ce ne servono di più così ^^

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"There is only one good use for a small town...
You hate it! And you know you have to leave…"

Re: Un nuovo concetto di pianoforte nei nostri Mac

Io ce l'ho da anni.
Posso confermare che è un instrument bellissimo
e versatile.
Se poi qualcuno ha bisogno per forza di riprodurre
ESATTAMENTE un Bosendofer di qualche tipo è un conto,
ma per esigenze normali, secondo me è il migliore.

Re: Un nuovo concetto di pianoforte nei nostri Mac

L'ho provato poco, lo ammetto, ma il vero problema di software come questi è l'integrazione hardware-software! Nonostante riconosca la qualità del suono davvero ottima, usando il mio rd700gx come master non c'è confronto con i sui suoni interni: li preferisco cento volte... la velocità di risposta è immensamente migliore, la limpidezza e potenza sprigionata è ben migliore!!!

Recentemente poi ho provato il V-Piano: IMMENSO, PERFETTO, SUBLIME!!!

Re: Un nuovo concetto di pianoforte nei nostri Mac

Sicuramente i suoni di Roland hanno una differente impostazione timbrica e questo vale anche per il V-Piano, che ho provato anch'io e che cito nella recensione.
In sostanza, mantengono sempre quella punta di "elettronicità" in stile RD 1000 che anche se li allontana leggermente da alcuni ambiti musicali, sicuramente li rende molto adatti alla musica Pop.
D'altronde, nell'articolo ho scritto chiaramente che qualcuno potrebbe preferire altri strumenti e proprio per questi motivi. Si tratta di gusti e conosco pianisti che preferiscono Pianoteq al V-Piano.
Rimane il fatto che attualmente non esiste nulla come questo V.I. che nel frattempo, ha fatto un ulteriore passo avanti non solo con la versione Pro, ma anche con la 3.05 della versione standard, che suona meglio ancora (prima della versione 3, il timbro non convinceva neppure me).
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Per quanto riguarda l'integrazione hardware-software, suppongo tu parli della master utilizzata in relazione alla risposta dello strumento.
Questo parametro è assolutamente essenziale nello specifico e variando le curve di dinamica, ci possono essere cambiamenti anche drammatici nel suono.
Ma è proprio questo uno dei punti di forza di Pianoteq, sul quale è possibile intervenire molto finemente sulla risposta dinamica in base al proprio tocco e le proprie esigenze.
Anche la latenza, almeno con il mio sistema, è trascurabile.

  

 

          Roberto Lanzo

          Musimac Staff

Re: Un nuovo concetto di pianoforte nei nostri Mac

E' un Vsti eccezionale.
Peccato per il prezzo esagerato (come molti altri Vsti).
Se costasse i soliti 99.00 euro lo comprerei subito.
Per adesso mi tengo il mi RD300 ed adopero i suoi suoni che si sposano egregiamente con la meccanica come detto nei post precedenti.

Re: Un nuovo concetto di pianoforte nei nostri Mac

OK adoro pianoteq ma quando lo uso come instrument track Pro tools me lo stravolge come fare per registrarlo così comè???

Re: Un nuovo concetto di pianoforte nei nostri Mac

OK adoro pianoteq ma quando lo uso come instrument track Pro tools me lo stravolge come fare per registrarlo così comè???