Musica in mobilità: registrare con l'iPad

Autori: 
robegian

Nell'articolo "Musica in mobilità: lo studio musicale nell'iPad" abbiamo visto come l'iPad (ma anche, sia pur in minor misura, l'iPhone e l'iPod Touch) sia impiegabilissimo nella produzione musicale come superficie di controllo, come virtual instrument host, come strumento musicale a sé stante, come registratore multitraccia e perfino come mini-DAW completa di tutto.

 

Da allora una sorprendente quantità di app audio-musicali si è aggiunta a quelle già disponibili, tra cui una che ha cambiato drasticamente le regole del gioco: Audiobus, che permette alle app compatibili di dialogare tra di loro scambiandosi streaming audio in tempo reale, ovvero di registrare in un’app l’audio che viene generato da un’altra, anche passando attraverso una terza che rielabora in qualche modo i dati del flusso audio (nell’immagine sottostante, Audiobus in azione: l’audio di Animoog passa per gli effetti di LiveFX e viene registrato in Auria).

 

 

Senza Audiobus, attualmente le app non hanno modo di passarsi l'audio in real time. Non che sia sempre necessario doverlo fare, anzi: per esempio, quando si registra audio esterno in multitraccia è opportuno non utilizzare Audiobus, che è piuttosto avido di risorse.

 

 
L’iPad come registratore multitraccia

 

Solo un paio d’anni fa (prima dell'arrivo dell'iPad) sembrava fantascienza, ora invece è realtà: un 48 piste in un quaderno. Ovvero un compattissimo registratore multitraccia digitale capace di registrare simultaneamente 24 canali e di riprodurne 48… ovvero un iPad con Auria. Vabbe’, bisogna pure collegarci una scheda audio multicanale, e quella di solito non ha proprio le dimensioni di un quaderno, però il sistema iPad+Auria, che dopo la registrazione si può usare per post-elaborazione e mixing anche senza scheda audio esterna, è decisamente quaderniforme.

 

Se l'iPad è usato con schede compatte come la Focusrite Scarlett 18i6 (foto sotto), le dimensioni crescono di poco, e in questo caso si può già entrare con 18 canali simultanei (8 analogici e 10 digitali).

 

 

Ho fatto qualche prova utilizzando tutti questi 18 canali disponibili in registrazione simultanea (impostati «conservativamente» a 44,1kHz/24bit — mentre Auria può registrare fino a 96kHz/24bit), e il sistema iPad + Auria + Scarlett 18i6 non ha battuto ciglio, registrando tutto senza problemi. Per farlo, ho collegato all'ADAT IN della Scarlett 18i6 una — anzi, laFocusrite Saffire Pro 26 i/o, in modalità stand alone, ovvero come se fosse un mero preamplificatore con 8 entrate analogiche e una comoda uscita ADAT (foto sotto). 

 

 

A proposito della compattezza del sistema, durante le mie sessioni di prove ho rilevato che la Smart Cover per l'iPad ha un magnete abbastanza forte da letteralmente fissare l'iPad sopra la Scarlett 18i6 (o la Saffire Pro 26 i/o), facendo quasi diventare iPad e scheda un corpo unico, specie se si ha l'accortezza di piegare la quarta sezione della Smart Cover (dove risiede il magnete) sotto la terza (vedi foto sottostante) — così il momento della forza applicabile è inferiore e il sistema rimane più coeso :-)

 

 

Mi soffermo ancora per qualche riga su 'sta cosa (se non v'interessa, saltate direttamente al prossimo paragrafo:-): preferendo utilizzare l'iPad leggermente inclinato, tipo consolle del mixer, dapprima ho usato mezzi di fortuna per sollevarne la parte posteriore (per esempio, due fermaporta di silicone) e già operavo comodamente e in relativa sicurezza, ma poi ho investito una mezz'ora di tempo a tagliare e assemblare un paio di supporti in materiale espanso compatto ricavandoli dall'imballo di un disco esterno USB da 2,5", e le cose sono migliorate ulteriormente (l'accrocchio è sorprendentemente più solido di quello che sembra a prima vista e si sposta agevolmente qua e là per la stanza in sicurezza, senza che l'iPad si stacchi, perfino se lo si inclina di parecchio). È piuttosto ovvio comunque che, se un sistema del genere è agevolmente utilizzabile nella tranquillità di uno studio, sarebbe meno pratico in situazioni campali come una registrazione live su un palco, dove notoriamente le insidie sono tante e quasi tutto è molto più robusto di un iPad, specie se quest'ultimo non è incastrato saldamente in qualcosa di protettivo.

 

 

La Scarlett 18i6 si collega all'iPad via USB tramite il famigerato Camera Connection Kit: quando l'ho connessa, è stata riconosciuta immediatamente, senza alcun driver da installare (class compliant, baby) o pannelli da configurare. A questo proposito, dato che la maggior parte delle applicazioni audio non permette di impostare hardware esterno, è stato necessario impostare preventivamente i parametri desiderati della scheda (frequenza di campionamento e bit) con un «vero» computer tramite lo Scarlett Mix Control, prima di collegarla all'iPad — l'ho impostata a 44,1kHz/24bit con il Mac e così me la sono ritrovata nell'iPad (le impostazioni di default, se non si tocca niente, sono le canoniche 44,1kHz/16bit). Auria comunque permette d'impostare autonomamente sample rate e bit al momento della creazione di un nuovo progetto. En passant, Apogee permette d'impostare le sue schede dall'iPad tramite un'app (Maestro) che funge da pannello di controllo, così come sta per fare RME (l'hanno annunciato ufficiosamente), mentre Focusrite sembra che lo farà solo se abbastanza utenti lo richiederanno (!). 

 

Un caveat sulle impostazioni audio: se si vogliono usare i 96kHz in Auria, non si può attivare Audiobus, ma non solo: al momento attuale, essendo latitanti app audio che permettono l'utilizzo di sample rate superiori a 44,1kHz, se si vuole operare a 96kHz non si possono avere altre app audio attive in background oltre ad Auria. L'ho evidenziato in grassetto perché, se si apre in Auria un progetto a 96kHz preesistente mentre una qualsiasi altra app audio è attiva, attualmente si rischia addirittura di corrompere e perdere il progetto (bug che dovrebbe essere corretto con l'aggiornamento di Auria alla versione 1.07).

 

A proposito, con Auria (e in generale con le app audio) è sempre meglio disattivare manualmente tutte le app per ottimizzare l'uso della CPU, specie se si dispone di un iPad non recentissimo: basta effettuare un doppioclic del tasto home dell'iPad, ditino fermo su un'icona di un'app qualsiasi tra quelle apparse nella fascia inferiore dello schermo, e via di indice sui "—". Poi un sano riavvio, per buona misura.

 

L'utilizzo di iPad+Auria come registratore multitraccia comunque è estatico: tutto funziona come dovrebbe. Tranne forse una cosa: i controlli touch non sono affidabili al 100% — per esempio, in certi (fortunatamente rari) casi bisogna ripremere un pulsante, oppure ritentare l'«aggancio» di un controllo.

 

Un aspetto negativo per l'affidabilità, che però affligge gli iPad solo fino alla versione 3, è la fragilità della porta dock, soprattutto quando viene collegato il Camera Connection Kit, che ulteriormente gravato del peso del cavo USB può mettere a dura prova la connessione, e il suo ingombro è prono a sollecitazioni inopportune. L'immagine sottostante mostra il Camera Connection Kit pericolosamente sospeso in aria e facile preda di gesti maldestri, che possono piegarlo rischiando danni alla porta dock, o semplicemente scollegarlo durante la sessione di registrazione con conseguenze immaginabili. Se ne tenga conto quando si fanno registrazioni importanti, predisponendo il tutto in modo tale da minimizzare i rischi.

 

 

L'iPad 4 non ha più il connettore 30 pin ma il Lightening, con cui può essere usato un adattatore più sicuro del Camera Connection Kit. Per contro, molti accessori per l'audio (e non solo) usano ancora la connessione a 30 pin, per cui chi ha l'iPad 4 e vuole usarli deve procurarsi il cavetto adattatore Lightning-30pin (da evitare l'adattatore non-cavetto).

 

È interessante rilevare che si può collegare la scheda in qualsiasi momento e l'iPad la usa, sia che Auria (o un'altra app audio) sia attiva o meno, e (posto che non si stia registrando una sessione) la si può scollegare senza che il sistema faccia una piega: è come sempre avrebbe dovuto essere il plug & play, anzi, il plug & play & unplug & plug & whatever, perché si possono collegare e scollegare la scheda e altre periferiche più volte senza imbarazzi… e lo si deve fare, vista l'unica porta disponibile, se si vogliono usare la scheda, una master keyboard USB (o dedicata — come la Line6 MobileKeys o la IK Multimedia iRig KEYS), i pad percussivi, e altri amenicoli.

 

Una volta collegata la scheda audio, per poter effettuare una registrazione multitraccia con Auria si deve impostare il routing delle entrate nell'apposita finestra: Menu >>> Input Matrix (vedi sotto).

 

 

Se si vogliono utilizzare effetti esterni collegati alla scheda, oppure se si vogliono smistare tracce su diverse uscite per un qualsiasi motivo, grazie alla nuova gestione per le uscite multicanale dell'ultimo iOS si possono anche impostare i bus sulle uscite della scheda in Menu >>> Output Matrix.

 

 

Tutto qui: ora basta armare le tracce opportune nella schermata del mixer e il sistema è pronto per registrare con un tocco sul tasto (virtuale) REC.

 

 

Questo per una «banale» registrazione multitraccia. E se volessimo registrare la nostra performance di virtual instrument residenti nell'iPad?

 

 
L’iPad e la registrazione di virtual instrument

 

Al momento attuale l'unico modo per registrare in tempo reale i virtual instrument in Auria (o in altre app che registrino audio) è attraverso Audiobus. Quindi bisogna prima attivare Audiobus, poi il virtual instrument desiderato (per esempio Animoog) e Auria (o un'altra app-registratore). Come già detto, in Audiobus è possibile anche interporre tra il virtual instrument e il registratore una terza app che elabora l'audio in tempo reale (per esempio LiveFX). Per registrare la performance, si salta da un'app all'altra attraverso gli appositi pulsantini forniti da Audiobus, con i quali si può anche attivare la registrazione o la riproduzione in Auria — per esempio, in Animoog si può attivare la registrazione di Auria e iniziare a suonare sull'ottimo controller-tastiera di Animoog, poi fermare la registrazione e saltare in Auria per l'eventuale post-elaborazione e le altre attività dawwesche che tanto ci entusiasmano.

 

Quando si attiva Auria, l'audio del virtual Instrument va indirizzato in una traccia di Auria nella già vista Input Matrix. Per esempio, nell'immagine sottostante ho indirizzato le uscite stereo di Animoog nella traccia 13. Occhio che bisogna accedere alla Input Matrix "Audiobus", e non a quella "Normal", agendo sull'apposito pulsantino in alto a destra. Poi, per sentire ed eventualmente registrare l'audio bisogna armare la traccia (in questo caso la 13) cliccando sull'apposito pulsantino sulla corrispondente channel strip nel mixer (quello che sembra la bandiera del Giappone, per intenderci). Se non si compiono queste operazioni, il virtual instrument è muto.

 

 

En passant, personalmente penso che lavorare attraverso Audiobus registrando un virtual instrument alla volta in real time (come si è praticamente costretti a fare con Auria) sia un passo indietro rispetto a quello che siamo abituati a fare con il computer: in pratica si opera più o meno come Jean Michel Jarre in "Oxygene", nel 1972, che aggiungeva una traccia alla volta suonandosela a mano solo soletto. Non è il modo più comodo di operare, o meglio io non lo trovo comodo — perché se uno ha idee e le sa suonare, invece, può essere la via più diretta per realizzarle. Quando la CPU dell'iPad avrà abbastanza potenza per permettere di suonare parecchi virtual instrument complessi in multitimbricità tramite un sequencer che gestisca sia MIDI che audio (come già succede con i computer tradizionali), allora ci saremo, almeno per il mio modus operandi. Per il momento, oltre che lavorando «alla vecchia», l'iPad brilla nel campo audio-musicale grazie a singoli strumenti eccezionali come Animoog, anche integrati con una DAW su Mac tramite il MIDI (wireless o tramite interfaccia), app peculiari che generano e/o modulano eventi audio-musicali in modo interattivo sfruttando il touch come Samplr, oppure per registrare eventi in multitraccia, ma ancora non per realizzarci proficuamente produzioni complesse come quelle a cui siamo abituati con — per esempio — Logic e compagnia suonante.

 

E proprio "alla Jean Michel Jarre '70" ho realizzato questo breve brano in Auria, a puro scopo sperimental-dimostrativo, per mettere alla prova l'ergonomia, l'affidabilità e il suono del sistema. Oltre ad Auria, ho usato (in Audiobus) Animoog, Impaktor, Magellan e iDensity. Per scelta, non ho usato controller esterni (che pure ho) ma mi sono affidato al solo schermo touch (ho suonato tutto in real time, senza sequencer... e si sente). Avrei potuto realizzare tutto con il solo iPad, ma uno degli scopi dell'esperimento era provare il sistema integrato con la scheda esterna, per cui alcune tracce delle 10 presenti sono state suonate sull'iPhone e registrate sull'iPad in Auria mediante la Scarlett 18i6, mentre le altre sono state suonate direttamente nell'iPad registrando mediante Audiobus.

 

Tutti i suoni sono 100% iOS. Anche gli effetti sono quelli interni di Auria — tuttavia prima di mettere il brano on line ho compresso un po' il mixdown stereo con l'ottimo IK Multimedia Opto Compressor in DSP Quattro, quindi nel Mac.

 

Tirando le somme, registrare traccia per traccia è stato piuttosto macchinoso, rispetto alla comodità di una DAW moderna su computer, soprattutto per i salti frequenti da un'app all'altra, e anche per i clic-pop-zot che comparivano in preascolto quando la CPU del mio iPad 3 era troppo vicina al collasso (anche se la registrazione riusciva perfetta comunque, senza alcun artefatto). A questo proposito, è utile sapere che l'iPad 4 ha circa il doppio di potenza di calcolo rispetto il 3, per cui dovrebbe operare con più disinvoltura anche con carichi più grossi. Per contro, nessuna app si è mai impiantata e non è successo alcunché d'inaspettato. Inoltre, la qualità complessiva ottenibile mi sembra molto buona, cosiccome i risultati degli effetti disponibili in Auria.

 

 

Durante quel poco di post-elaborazione con cui mi sono trastullato, ho potuto apprezzare l'immediatezza degli interventi diretti con il tocco, ma ho sofferto l'imprecisione degli stessi nella finestra di arrange (immagine soprastante) — in questi frangenti, con il mouse riesco a essere molto più preciso. Tra le altre cose, nel brano dimostrativo è udibile l'irregolarità d'esecuzione delle percussioni, e se in una DAW computeresca avrei potuto correggerle piuttosto agevolmente spostando transienti e/o fettine d'audio qua e là, con Auria sarebbe stato molto difficoltoso per il numero d'interventi necessario rispetto ai mezzi offerti dall'app... tanto che avrei fatto prima a ri-registrarle eseguendole meglio :-)

 

Questo comunque non è né l'unico né il miglior modo di registrare virtual instrument in Auria. Fino a quando Auria non riuscirà a coesistere pacificamente con sequencer MIDI sofisticati come Genome (o magari aggiungerà il MIDI sequencing tra le sue funzioni), oltre che suonarle in real time è furbo far eseguire sequenze da arpeggiatori (spesso integrati nelle app), da app leggere come Little MIDI Machine e aiutarsi con app peculiari come SoundPrism. Inoltre, in Auria si può importare audio salvato da altre app, oppure copincollarlo con AudioCopy/AudioPaste — il che è utile anche per poter usare virtual instrument non compatibili con Audiobus.

 

Va sottolineato che Auria non è l'unico registratore multitraccia per iPad, però a mio avviso attualmente è il migliore: affidabile, piuttosto ergonomico sia nella schermata del mixer che in quella dell'arrange (quasi non serve leggere il manuale se si è usi a mixer veri e sequencer tradizionali), automazioni ben implementate, effetti di buona qualità, risultati di qualità ineccepibile. Una caratteristica peculiare di Auria è l'AuriaLink: se si hanno due iPad, si può aprire Auria in entrambi e sincronizzarli (wireless) sia per registrare che per riprodurre l'audio — in pratica le prestazioni di Auria raddoppiano. Tra i suoi difetti, è pesante sulla CPU, l'editing sulle tracce audio non è agevole quanto quello di una DAW su computer tradizionale, e la metafora dei controlli fotograficamente realistici del mixer e degli effetti, pur suggestiva, non sempre è efficace. Manca completamente il MIDI, ma probabilmente in questo stadio avrebbe poco senso: con Audiobus e Auria attivi, alcune istanze di virtual instrument «pesanti» (come Animoog e iPolysix) già bastano per mettere in imbarazzo la CPU dell'iPad 4, che ha approssimativamente la potenza del primo MacBook.

 

Tra le alternative ad Auria, mi piace particolarmente lo spartano ma pragmatico Multitrack DAW, che è più leggero sulla CPU, è parimenti solo audio (niente MIDI), ed è disponibile (e utilizzabile!) anche su iPhone. La lista delle alternative Audiobus-compatibili include Cubasis (particolarmente conveniente per gli utenti di Cubase, che possono registrare con Cubasis e poi importare il progetto in Cubase — però mi piacerebbe molto di più se avesse le automazioni e se i suoni dei suoi virtual instrument fossero più convincenti) , Meteor, e Beatmaker, che hanno anche funzioni MIDI e virtual instrument «residenti». Tra i non Audiobus-compatibili, ci sono GarageBandMusic Studio e Studio HD (che però al momento sembra avere seri problemi di affidabilità).

 

Inoltre, ovviamente sono disponibili diverse schede audio USB class compliant oltre alla Scarlett 18i6 che possono essere utilizzate per registrare in multitraccia (di cui una lista aggiornata è presente nel sito di Auria), e anzi recentemente di alcune è stato aggiornato il firmware proprio per renderle tali.

 

Tutto qui, per questa seconda puntata della serie "Musica in mobilità". Vi anticipo che è in stato di avanzata lavorazione (!) la terza: "Musica in mobilità: il MIDI con l'iPad". Rimanete sintonizzati ;-)

 

 

Re: Musica in mobilità: registrare con l'iPad

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Roberto Giannotta
Trieste, Italy